martedì 27 gennaio 2009

Un ex deportato incontra i giovani

" Il Quotidiano della Calabria" martedì 27 gennaio 2009 

La testimonianza di Pietro Terracina a Rende. “L’urlo”,  il celeberrimo quadro nel quale Edvard Munch condensa tutto il rapporto angoscioso che l'artista avverte nei confronti della vita, al di la' della sua relativa occasionalista, ha l’indubbia capacità di trasmettere sensazioni universali. E' tutta l'angoscia che si racchiude in uno spirito tormentato che vuole esplodere in un grido liberatorio ma rimane solo un grido sordo che non può essere avvertito dagli altri divenendo un modo per guardare dentro di sé, ritrovandovi angoscia e disperazione. Se all’urlo si associano le parole di “per non dimenticare “ di Primo Levi ecco che la giornata della memoria assume un significato di introspezione. Questo in sintesi il messaggio che la città di Rende vuole lanciare oggi ai suoi abitanti che hanno trovato affissi i manifesti per le strade. Un messaggio che ieri è stato esplicitato dal sindaco Umberto Bernaudo e dall’assessore Delly Fabiano nel corso di una conferenza stampa al Museo del Presente.

«Il comune di Rende ha voluto porre l’attenzione sulla tragedia che ha vissuto l’umanità in un periodo storico preciso attraverso alcuni momenti dedicati essenzialmente ai giovani- ha dello Delly Fabiano – Abbiamo predisposto un concorso premio rivolto agli studenti di tutte le classi di ogni ordine e grado, in forma libera, avente per tema le sensazione e le emozioni che suscita questa tragedia a noi molto vicina, i manifesti in ricordo della città per l’evento e la testimonianza di Pietro Terracina, ex deportato ad Auschwitz al quale abbiamo chiesto di trasmettere la sua disperazione e le sue emozioni affinché i giovani prendano consapevolezza di come una vita può essere distrutta quando viene privata della dignità». Proprio stamattina presso l’auditorium dell’ITC Cosentino a partire dalla 9,30 Pietro Terracina parlerà agli studenti. Deportato all’età di 15 ad Auschwitz, il suo nome, come quello di tanti non esisteva più: egli doveva solo ricordare a memoria il numero in tedesco. Una ferita ancora sanguinante, che non mancherà di toccare i ragazzi rendesi. «Non si può ancora parlare al passato- ha detto il sindaco Bernaudo- perché ancora oggi assistiamo a situazioni che, anche se non con la stessa efferatezza, possono essere rapportate. La responsabilità di quel che accade è della nostra generazione che non ha saputo trasmettere i valori fondanti della dignità umana, della eguaglianza ed equità. Noi oggi sentiamo il dovere di ricordare non solo l’olocausto ma la follia cha ha portato gli uomini a generare crimini orrendi». “Senza più forza di ricordare…Considerate se questo è un uomo”

Giulia Fresca

0 commenti: